Debito dei mercati emergenti: 7 domande chiave

5 min di lettura 21 gen 26

Il 2025 è stato un anno forte per gli investitori EM: nonostante turbolenze geopolitiche e sfide macroeconomiche, il debito dei mercati emergenti ha mostrato resilienza, con obbligazioni sovrane in valuta locale e forte in doppia cifra e corporate bond anch’essi in positivo.

Non si tratta solo di una storia del 2025: la forte performance dell’EMD riflette l’evoluzione strutturale dell’asset class. Maggiore credibilità delle politiche, disciplina fiscale e profondità di mercato hanno trasformato il debito dei mercati emergenti in un’asset class stabile, oggi scambiata con volatilità simile ai mercati sviluppati.

Ciò è particolarmente rilevante in un momento in cui l’eccezionalismo statunitense inizia a essere messo in discussione, mentre altri mercati sviluppati affrontano difficoltà politiche e condizioni fiscali in deterioramento – una tendenza che difficilmente si risolverà nell’immediato futuro. Per chi cerca diversificazione, questo potrebbe essere il momento di rivalutare l’EMD.

In questo Q&A, Charles De Quinsonas, Head of Emerging Market Debt di M&G Investments, condivide le sue opinioni sulle dinamiche che stanno influenzando la performance degli EM, sui fondamentali in miglioramento e su come M&G possa cogliere opportunità all’interno di questa asset class in evoluzione.

Cosa rende l’EMD un’asset class interessante in questo momento?

L’EMD è oggi particolarmente interessante perché offre rendimenti attraenti e reali vantaggi di diversificazione. Negli ultimi anni la volatilità è diminuita ed è ora molto più vicina a quella dei mercati sviluppati, grazie a quadri normativi più solidi e a una maggiore disciplina fiscale in molti Paesi emergenti. Inoltre, si registrano miglioramenti strutturali: rapporti debito/PIL più bassi, politiche monetarie credibili e prospettive di crescita robuste. Per questo l’EMD non è più solo una scelta tattica, ma sta diventando una componente strategica per molti investitori. A ciò si aggiungono un dollaro USA più debole, deficit in aumento negli Stati Uniti e crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità del debito nei mercati sviluppati: tutto questo crea uno scenario molto favorevole per gli asset emergenti.

Qual è il dato più convincente per te in questo momento?

Per me, il dato più significativo è il vantaggio in termini di rendimento reale. Molti Paesi dei mercati emergenti offrono rendimenti reali positivi, cosa rara nei mercati sviluppati. Prendiamo il Brasile: la banca centrale è intervenuta presto e in modo deciso sui tassi, ben prima della Federal Reserve, il che significa che gli investitori ottengono tassi reali interessanti con l’inflazione sotto controllo. Un altro elemento importante riguarda i rating creditizi: nel 2024 abbiamo visto 14 sovrani emergenti essere promossi, il miglior anno per upgrade netti dal 2011. E se guardiamo ai rapporti debito/PIL, le economie emergenti e a reddito medio si attestano intorno al 75%, contro il 110% delle economie avanzate. Questo indica un miglioramento fiscale relativo.

Come si posiziona M&G per cogliere queste opportunità?

Il nostro team EMD adotta un approccio fortemente bottom-up. Dedichiamo molto tempo all’analisi fondamentale di Paesi e emittenti, combinando modelli quantitativi con approfondimenti qualitativi per individuare punti di svolta ed evitare rischi idiosincratici. Analizziamo insieme debito sovrano e corporate, non in compartimenti separati, e utilizziamo strumenti proprietari per la sostenibilità del debito e i rating interni. Inoltre, dialoghiamo direttamente con emittenti e policy maker, il che ci offre un vantaggio competitivo. A tutto questo si aggiunge il supporto di uno dei più grandi team di ricerca sul credito in Europa: oltre 50 analisti con una media di 14 anni di esperienza.

C’è un Paese o un settore dove vedete maggiori opportunità?

In generale, ci piacciono le obbligazioni in valuta locale, con particolare attenzione all’America Latina: Paesi come Brasile e Messico si distinguono grazie a tassi reali elevati e forte disciplina fiscale. Vediamo anche molte opportunità in Asia Centrale, in Paesi come Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan. Sul fronte corporate, risultano interessanti le società emergenti con basso indebitamento e solida copertura degli interessi, soprattutto perché gli spread sono più ampi di quanto suggeriscano i fondamentali. Il punto di forza dell’EMD è la sua ampiezza, con quasi 100 Paesi investibili: questo ci consente di cogliere trend strutturali come il near-shoring, la crescita del commercio regionale e le dinamiche demografiche favorevoli.

Come si differenzia M&G in questa asset class?

La nostra forza si basa su tre elementi chiave: flessibilità, profondità della ricerca ed esperienza. Gestiamo una strategia non vincolata, che ci permette di cogliere le migliori idee tra debito sovrano, corporate e obbligazioni in valuta locale, in modo olistico. La ricerca è autenticamente bottom-up, mirata ad anticipare i punti di svolta e a gestire il rischio, pilastro del nostro approccio, perché consideriamo la diversificazione e l’assenza di concentrazione fondamentali nella nostra filosofia di investimento. Inoltre, disponiamo di uno dei team di analisti più forti in Europa, il che ci consente di non dipendere dai rating esterni.

Qual è la dinamica più importante che, secondo te, influenzerà gli EM nei prossimi anni?

Ci sono alcuni grandi temi. Primo, il continuo rafforzamento dei quadri monetari e fiscali nei Paesi emergenti, che rappresenta un vero punto di svolta per la stabilità. Secondo, la demografia: l’85% della popolazione mondiale vive nei mercati emergenti e molti di questi Paesi hanno popolazioni in età lavorativa in crescita, a sostegno della crescita di lungo periodo. Poi ci sono i cambiamenti strutturali come la transizione energetica, il riallineamento delle catene di approvvigionamento e la trasformazione digitale. Infine, potremmo assistere a una rotazione sostenuta dai portafogli centrati sugli Stati Uniti, man mano che gli investitori mettono in discussione l’eccezionalismo americano e cercano crescita altrove.

Qual è il tuo outlook sui mercati obbligazionari EM?

Siamo costruttivi sulle obbligazioni EM. Il carry è interessante, i fondamentali stanno migliorando e la credibilità delle politiche è più forte che mai. Il debito in valuta locale appare particolarmente attraente grazie ai rendimenti reali positivi e al potenziale di apprezzamento valutario se il dollaro si indebolisce. Gli spread in valuta forte restano interessanti, anche se l’investment grade inizia a sembrare più costoso. Nel complesso, l’EMD offre rendimento, crescita e diversificazione in un momento in cui i mercati sviluppati affrontano sfide crescenti. Per gli investitori che vogliono costruire portafogli resilienti, è un’allocazione convincente.

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By Charles de Quinsonas, Head of Emerging Market Debt

Il valore degli investimenti è destinato ad oscillare. Questo determina il movimento al rialzo o al ribasso dei prezzi e la possibilità che non si riesca a recuperare l'ammontare inizialmente investito. Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri. Le opinioni espresse in questa pagina non sono da intendersi come raccomandazioni, consigli o previsioni.

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