Riflettori puntati sull'azione per il clima

8 min read 9 nov 20

Sommario: Il valore e il reddito degli asset del fondo potrebbero diminuire così come aumentare, determinando movimenti al rialzo o al ribasso del valore dell’investimento. Non vi è alcuna garanzia che l’obiettivo del fondo verrà realizzato ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo iniziale investito. Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.

Di fronte all'aumento della frequenza e dell'intensità di fenomeni come gli uragani e le inondazioni, gli incendi boschivi e le siccità, è sempre più difficile ignorare le cause e le conseguenze del cambiamento climatico. 

Proprio come la pandemia di coronavirus ha portato alla luce lo stretto legame fra le prospettive economiche e la salute della società, gli effetti delle temperature globali in ascesa dimostrano quanto le nostre sorti dipendano anche dalla salute del pianeta.

Mentre i governi sono all'affannosa ricerca di modi per rendere la società più resiliente di fronte alle sfide come quella posta dalla pandemia, gli investitori dovrebbero considerare il ruolo che le aziende possono svolgere in questo processo. Quelle che offrono soluzioni per le sfide globali più pressanti sono destinate non solo a generare un impatto positivo, ma anche ad avere successo sul piano finanziario.

Siamo a un punto di svolta?

L'aumento delle temperature globali di 1,5 gradi Celsius  sopra i livelli pre-industriali,  come indicato nelle proiezioni del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), produrrà effetti molto gravi; a 2 gradi, l'impatto si prospetta devastante. 

La serrata dell'economia mondiale imposta dalla pandemia nei primi mesi del 2020 se non altro ci ha fatto sperare di non essere avviati lungo un percorso irreversibile che ci porterà a infrangere gli obiettivi dell'Accordo internazionale di Parigi sul cambiamento climatico. 

Sebbene le limitazioni dell'attività economica abbiano frenato la crescita della domanda mondiale di energia, l'elettricità generata da fonti rinnovabili come il vento e il sole dovrebbe essere aumentata di quasi il 5% nel 2020, in base alle aspettative. A spiegare questo fenomeno sono i bassi costi operativi, l'accesso preferenziale alla rete e l'incremento della capacità. Secondo un recente rapporto di Bloomberg NEF, due terzi della popolazione mondiale vivono in regioni in cui l'eolico e il solare rappresentano le fonti più convenienti per generare elettricità.

Anche se c'è ancora molta strada da fare, questo dato riflette una direzione di viaggio incoraggiante, corroborata dal numero crescente di società che stanno adeguando le strategie operative all'Accordo di Parigi. 

Sono circa 1000 le aziende che si sono impegnate a ridurre le emissioni in linea con l'iniziativa SBTi (Science Based Targets initiative) , che incentiva le società a specificare in che misura e in che tempi intendono abbassare le emissioni di gas serra prodotte. Più di 400 imprese hanno stabilito obiettivi definiti su base scientifica che poi dovranno essere approvati e pubblicati dall'SBTi entro i due anni successivi.

L'abbandono di un'economia fortemente dipendente dal carbonio, per quanto graduale, viene incoraggiato anche attraverso l'aggiornamento normativo. Mentre il mondo inizia a riemergere dalla pandemia, sembra probabile che i governi, e magari anche gli elettori, faranno pressioni affinché si ricostruisca un'economia più pulita e più verde. Per la prima volta dalla crisi finanziaria globale, stiamo assistendo a un aumento significativo della spesa pubblica in tutto il mondo sviluppato. 

Visto l'imperativo globale di affrontare il cambiamento climatico, è difficile credere che gli stimoli governativi non saranno almeno in parte mirati a incentivare la sostenibilità, soprattutto in Europa.

I programmi Green deal e Green Recovery dell'Unione Europea puntano a catalizzare la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio promuovendo consistenti investimenti pubblici in energia pulita, infrastrutture e trasporti verdi, agricoltura sostenibile e tutela della biodiversità.  Si spera che gli investimenti pubblici su larga scala, sommati al nuovo quadro normativo, possano stimolare i necessari investimenti del settore privato affinché l'UE raggiunga l'obiettivo di neutralità climatica entro il 2050.

Cambiamento climatico nel mirino 

Scegliendo azioni quotate potenzialmente in grado di generare un impatto positivo, accanto ai risultati finanziari, possiamo investire in società che offrono soluzioni per le sfide più pressanti con cui il mondo deve confrontarsi. Per identificare le azioni a impatto, i gestori cercano di valutare in che misura le società sono esplicitamente impegnate ad affrontare problemi sociali e ambientali: l'effetto che generano deve essere intenzionale e non fortuito. 

Chi investe può misurare l'impatto positivo prodotto da una società a fronte degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite, che riflettono le principali criticità poste di fronte all'umanità e al pianeta, in una formulazione universalmente riconosciuta.

È possibile mappare le attività aziendali rispetto a un OSS primario, in questo caso la lotta al cambiamento climatico, e quantificarne il contributo al raggiungimento di tale traguardo. Sette dei 17 OSS si riferiscono direttamente al cambiamento climatico. 

Stabilendo degli indicatori di performance riferiti all'impatto di quella società rispetto a un OSS specifico, come per esempio le emissioni di carbonio per gigawatt-ora (GWh) dell'elettricità generata da un'azienda di energia, possiamo valutare se stiamo producendo un contributo positivo attraverso il nostro investimento.

Modi a disposizione degli investitori per tenere alta la pressione

Gli investitori attivi come M&G sono da tempo in grado di chiedere conto al management della condotta aziendale in termini di strategia e di governance e possono certamente fare lo stesso per quanto riguarda il cambiamento climatico. 

Le società devono comprendere appieno i rischi e riteniamo che sia compito degli investitori persuadere i vertici aziendali a compiere cambiamenti positivi. Un dialogo aperto sui rischi concreti e specifici posti dal cambiamento climatico, come la possibile inondazione delle proprietà costiere di un'azienda a causa dell'innalzamento del livello dei mari, contribuisce a plasmare opinioni e strategie. 

Uno strumento utile per spingere le società a dare il giusto peso alla gestione dei rischi climatici è il requisito di trasparenza: la Task force sull'informativa finanziaria relativa al clima (TCFD) ha elaborato un quadro di riferimento per la comunicazione coerente dei rischi finanziari connessi al clima, dando più risalto all'importanza della rendicontazione in materia climatica con l'obbligo di integrarla nei rapporti finanziari.

Vogliamo vedere anche parametri e obiettivi ambiziosi che incoraggino le società a compiere progressi tangibili verso la riduzione dei rischi. Un altro passo cruciale è stabilire un legame fra la remunerazione dei dirigenti e gli obiettivi climatici, che avranno maggiori probabilità di essere raggiunti se il progresso viene premiato con un allineamento degli incentivi. 

Gli investitori fanno bene a sostenere le società che si impegnano per contrastare il cambiamento climatico, ma è anche giusto che si aspettino passi avanti significativi e se le promesse delle aziende restano lettera morta, hanno la responsabilità di intervenire con tutti i mezzi a loro disposizione. 

La minaccia di disinvestire, per quanto potenzialmente efficace, non è una panacea. Nel lungo periodo, può rivelarsi molto più utile sfruttare attivamente le leve della proprietà e della stewardship, esercitando pressioni insieme ad altri azionisti per convincere le aziende a procedere con la decarbonizzazione o anche a ripensare radicalmente il loro modello di business. 

Climate Action 100+ è un'iniziativa sottoscritta da investitori con masse in gestione per oltre 40 mila miliardi di dollari, il cui scopo è convincere le compagnie che più contribuiscono alle emissioni di gas serra ad agire sul cambiamento climatico. A ottobre 2019, a due anni dal lancio, il 70% delle imprese chiamate in causa si erano impegnate in vario modo ad affrontare il problema. 

Dopo il contatto con Climate Action 100+, società come Maersk e Nestlé hanno iniziato a perseguire l'obiettivo delle zero emissioni nette . Nel 2018 Royal Dutch Shell ha legato i piani di incentivo a lungo termine dei dirigenti al raggiungimento dei nuovi obiettivi per le emissioni di carbonio . 

Avere un ruolo come parte della soluzione

L'inazione sul fronte del clima implica rischi ambientali evidenti. Le società che non si stanno muovendo si espongono (insieme ai loro investitori) non solo al rischio di perdite finanziarie, ma anche a quello di perdere le occasioni di successo disponibili per chi è pronto a raccogliere la sfida.

La transizione dei portafogli d'investimento esistenti svolgerà un ruolo cruciale, ma sarà necessario anche investire in soluzioni climatiche se vogliamo davvero riuscire a frenare il cambiamento climatico.

La crescente consapevolezza dei governi, come pure degli investitori, di quanto sia urgente intervenire su questo fronte sta facendo emergere chiare opportunità per le aziende in grado di offrire soluzioni per affrontare con successo la sfida del clima.

Gli azionisti delle società che riusciranno a sfruttare tendenze come la domanda in ascesa di elettricità verde possono aspirare a ricevere un ritorno finanziario sostenibile, contribuendo nel contempo a generare un impatto positivo dimostrabile sul pianeta e i suoi abitanti.

Il potere della leadership

Siamo convinti che gli investitori abbiano modo di convogliare più capitali verso le società che sono direttamente impegnate nella lotta al cambiamento climatico e stanno accelerando attivamente la transizione verso un'economia a basse emissioni.

Rientrano in questa categoria le aziende coinvolte nella produzione di elettricità rinnovabile, come pure quelle che offrono soluzioni per incrementare l'efficienza energetica e promuovere modelli circolari. Abbiamo classificato questi soggetti economici come "pionieri", se i loro prodotti e servizi hanno un effetto trasformativo sulla lotta al cambiamento climatico, "facilitatori", se mettono a disposizione di altri soggetti strumenti utili per fornire soluzioni al problema del clima, o "leader"

nel caso delle società che guidano e promuovono la sostenibilità nei rispettivi settori, facendo leva sul loro potere di influenza per generare un impatto positivo rilevante. 

Prendiamo per esempio Ørsted, all'avanguardia della trasformazione sociale verso le fonti rinnovabili. Questa azienda danese che solo dieci anni fa era una delle compagnie energetiche d'Europa con l'uso più intensivo di combustibili fossili, ha cambiato pelle inserendosi fra i leader dell'energia verde, tanto da aggiudicarsi la qualifica di "società più sostenibile del mondo" per il 2020 nell'indice Global 100 di Corporate Knights . 

Nel 2006, Ørsted produceva l'80% dell'elettricità dal carbone. Oggi ha costruito più parchi eolici offshore di qualsiasi altra compagnia al mondo e si è impegnata a dismettere totalmente l'uso del carbone entro il 2023; per allora, avrà ridotto le proprie emissioni di carbonio del 96% rispetto a dieci anni fa . La società, che ambisce a raggiungere la neutralità climatica entro il 2025 , ha dichiarato che cercherà di conseguire questo obiettivo per la sua impronta di carbonio totale, quindi diretta e indiretta, entro il 2040.


Ørsted, leader mondiale dell'energia eolica offshore

Intenzione

  • Dare un contributo diretto alla creazione di un mondo che utilizza solo energia verde
  • Senza carbone entro il 2023
  • Impronta di carbonio neutrale entro il 2025.

Impatto

  • Nel 2019 ha generato 15,5 terawatt-ora (TWh) di energia rinnovabile
  • Equivale a un risparmio di 11,3 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 (con un incremento del 40% anno su anno) e copre il fabbisogno energetico di circa 18 milioni di persone
  • La quota verde dell'energia totale generata è aumentata dal 75% all'86% nel 2019.
Il valore degli investimenti è destinato a oscillare, determinando movimenti al rialzo o al ribasso dei prezzi dei fondi, pertanto è possibile che non si riesca a recuperare l'importo originariamente investito. 

Il valore e il reddito degli asset del fondo potrebbero diminuire così come aumentare, determinando movimenti al rialzo o al ribasso del valore dell’investimento. Non vi è alcuna garanzia che l’obiettivo del fondo verrà realizzato ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo iniziale investito.

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