Mercati emergenti
7 min di lettura 19 gen 26
Il 2025 è stato un anno straordinario per le azioni dei mercati emergenti (EM), che hanno registrato i migliori rendimenti dal 2017 e a superato di circa il 10% i titoli dei mercati sviluppati (DM). Nonostante le turbolenze geopolitiche ed economiche, questa sovraperformance evidenzia la resilienza intrinseca e il rafforzamento dei fondamentali dell’asset class. Gli investitori se ne stanno accorgendo: dopo anni di scarsa attenzione, l’interesse per gli EM cresce, complice il venir meno della fiducia nell’eccezionalismo statunitense.
Abbiamo chiesto a Michael Bourke, Head of Emerging Market Equities di M&G Investments, di condividere le sue opinioni su cosa sta trainando la performance degli EM, sul miglioramento dei comportamenti societari, sulle opportunità più promettenti e se sia giunto il momento per gli EM di tornare sotto i riflettori.
I progressi degli EM quest’anno sono stati trainati da diversi fattori: la debolezza del dollaro USA, l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale (AI) e l’allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Cina. Le azioni EM hanno partecipato al boom dell’AI: il lancio del modello DeepSeek in Cina ha alimentato l’entusiasmo per i progressi dell’AI cinese, mentre aziende in Corea e Taiwan producono i chip di memoria che alimentano la rivoluzione dell’AI.
In alcuni mercati, in particolare Corea, Cina e Messico, una quota significativa dei rendimenti è legata alle valutazioni: i mercati sono diventati più costosi. Questo è stato spinto dall’ottimismo sugli utili futuri, che riteniamo si concretizzeranno il prossimo anno.
A nostro avviso, nel complesso il rally degli EM di quest’anno è una storia di valutazioni in crescita, ben supportate da stime sugli utili prospettici.
Riteniamo che il 2026 possa essere un altro anno positivo per i mercati emergenti. Il contesto macroeconomico appare favorevole agli utili aziendali: i mercati emergenti continuano a offrire una crescita economica superiore rispetto ai mercati sviluppati e presentano una situazione finanziaria più solida, mentre i mercati sviluppati devono affrontare livelli più elevati di debito e squilibri fiscali. Questo scenario potrebbe risultare vantaggioso per le aziende e gli utili sono attesi come il principale motore della performance, con stime di consenso che prevedono una crescita del 17% nel 2026 e del 12% nel 2027.
Il mercato prevede tre tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve nel prossimo anno, il che offrirebbe maggiore flessibilità alle banche centrali dei mercati emergenti – tassi statunitensi più elevati riducono infatti l’attrattiva degli asset EM. Potremmo assistere a ulteriori interventi di allentamento monetario nei mercati emergenti, con un potenziale sostegno all’attività economica. Infine, è possibile che il dollaro statunitense si indebolisca strutturalmente, poiché una performance macroeconomica e di mercato “meno eccezionale” negli Stati Uniti erode la valutazione ancora elevata della valuta.
È vero che la performance dei mercati emergenti è stata debole per un decennio, sia in termini assoluti sia rispetto ai mercati sviluppati (DM). Questo rally riporta semplicemente il mercato ai livelli di inizio 2021. Pertanto, anche se la performance è stata solida, siamo più ottimisti sulle prospettive di lungo termine degli EM di quanto non lo siamo stati da tempo.
Storicamente, abbiamo visto la performance degli EM rispetto ai DM muoversi in cicli, con i differenziali di crescita che spesso sono stati un fattore chiave di sovraperformance. Riteniamo che le condizioni si stiano potenzialmente creando per migliori rendimenti relativi degli EM nel prossimo decennio.
Per cominciare, osserviamo valutazioni molto elevate negli Stati Uniti e un posizionamento decisamente più interessante nei mercati emergenti. Oltre alle valutazioni, riteniamo che il quadro degli utili sia più incoraggiante. Una delle ragioni della sottoperformance dell’ultimo decennio è stata la scarsa crescita degli utili. La buona notizia è che le condizioni stanno iniziando a cambiare, poiché le aziende – in particolare in Cina – stanno diventando allocatori di capitale più efficienti.
Il livello dei rendimenti ottenuti dalle società dei mercati emergenti negli ultimi due anni è salito ai massimi registrati nell’ultimo decennio. A nostro avviso, questa tendenza è ben supportata. Le stime sugli utili per gli EM nei prossimi 10 anni indicano un miglioramento dei differenziali di crescita, il che rafforza il potenziale di sovraperformance rispetto ai DM nel lungo termine.
I rendimenti più elevati si riflettono in valutazioni più alte. Il mercato ora tratta con un rapporto prezzo/utili pari a 14 volte, superiore alla media dell’ultimo decennio. Riteniamo tuttavia che ciò sia giustificato dai livelli più elevati di redditività aziendale.
Gli investitori sono stati cauti sulla Cina per un periodo – fino a poco tempo fa veniva definita “non investibile”. Oggi, però, la fiducia sta tornando: nel 2025 si è registrato un importo record di investimenti dalla Cina continentale verso Hong Kong, e anche gli investitori esteri sono tornati sul mercato cinese.
Il fascino dei titoli cinesi legati all’AI e le nuove emissioni hanno attratto capitali. Inoltre, i tassi di interesse in Cina sono molto bassi – intorno all’1% – il che ha incoraggiato i risparmiatori a investire nei mercati azionari.
Una delle principali preoccupazioni degli investitori riguardo alla Cina è stata la prolungata crisi immobiliare. L’eccesso di offerta e il calo dei prezzi hanno generato un effetto negativo sulla ricchezza, ma riteniamo che il mercato residenziale abbia raggiunto il punto più basso. Le nuove costruzioni sono diminuite, contribuendo a ridurre le scorte di immobili e favorendo un miglioramento complessivo dell’attività economica.
Le priorità della Cina nel prossimo piano quinquennale sono interessanti. I policymaker iniziano a concentrarsi su una crescita di qualità superiore e si parla di una maggiore autosufficienza tecnologica, che riguarda semiconduttori e apparecchiature legate all’AI.
Riteniamo che il settore tecnologico sia molto interessante. DeepSeek ha messo in luce le capacità di AI della Cina. È interessante notare che la Cina sta percorrendo la strada dei modelli di AI open-source, il che potrebbe favorire un utilizzo e un’adozione più ampi. Potrebbe anche significare che i benefici economici si concentreranno maggiormente sugli sviluppatori di applicazioni piuttosto che sui costruttori di modelli, un punto di differenziazione significativo rispetto all’AI in Occidente.
Per quanto riguarda il comportamento aziendale, siamo ottimisti su una migliore allocazione del capitale e sul potenziale di rendimenti più elevati in Cina. Riteniamo che la Cina abbia adottato alcune delle misure favorevoli agli azionisti già viste in altri mercati asiatici, come i riacquisti di azioni sia da parte di società statali che private e dividendi più alti.
Nonostante i livelli di PIL più bassi negli ultimi anni, il contesto è diventato più favorevole per le aziende che si concentrano su rendimenti e redditività anziché inseguire la crescita a tutti i costi. A nostro avviso, la Cina sta diventando un mercato più interessante per gli investimenti.
Gli investitori sono generalmente sotto-esposti ai mercati emergenti, in gran parte a causa della predominanza degli Stati Uniti. Per cominciare, molti fondi globali attivi hanno un’allocazione ai mercati emergenti inferiore all’incidenza di circa l’11% dell’indice MSCI ACWI. Inoltre, tale ponderazione dell’indice non riflette pienamente l’importanza economica dei mercati emergenti, che oggi rappresentano circa il 50% del PIL globale. Di conseguenza, gli investitori sono sia ciclicamente che strutturalmente sottopesati sui mercati emergenti e, quindi, potenzialmente perdono molte opportunità promettenti.
Riteniamo che gli aspetti più convincenti di questa asset class siano la sua resilienza e i benefici derivanti dalla diversificazione. Recentemente, la diversificazione regionale dei mercati emergenti si è dimostrata particolarmente vantaggiosa, con diverse aree che hanno registrato buone performance in momenti differenti: la leadership di mercato è passata dall’Europa emergente alla Corea e all’America Latina, per poi spostarsi in Cina e Sudafrica, contribuendo a superare le azioni dei mercati sviluppati.
L’ampia varietà settoriale dei mercati emergenti contribuisce alla loro resilienza intrinseca: l’asset class comprende materie prime, tecnologia, servizi finanziari, manifattura e servizi. Questo significa che nessun singolo fattore macroeconomico – che si tratti di consumi interni, domanda di esportazioni o riforme – domina i rendimenti.
Nei mercati emergenti, le correlazioni tra Paesi e settori divergono, offrendo opportunità per diversificare l’esposizione al rischio. Le azioni dei mercati emergenti presentano una bassa correlazione con i mercati sviluppati, il che può contribuire a ridurre il rischio complessivo del portafoglio. Man mano che gli investitori cercano di diversificare rispetto agli Stati Uniti e alla concentrazione di mercato, le azioni dei mercati emergenti potrebbero potenzialmente rafforzare la resilienza del portafoglio e migliorare i rendimenti degli investimenti.
Adottiamo un approccio bottom-up nella selezione dei titoli: i nostri investimenti nascono dall’individuazione di opportunità specifiche con valutazioni interessanti, piuttosto che da considerazioni su Paesi o settori. Tuttavia, al momento abbiamo alcune allocazioni significative in determinati Paesi, dove stiamo riscontrando opportunità più promettenti.
Ad esempio, riteniamo che le valutazioni in Brasile siano interessanti e molti titoli rimangano convenienti rispetto ai fondamentali. Le condizioni interne stanno inoltre migliorando grazie all’allentamento della politica monetaria.
L’Indonesia è un altro mercato in cui abbiamo recentemente aumentato la nostra esposizione: stiamo individuando più idee con potenziale di crescita rispetto all’Asia settentrionale. A nostro avviso, le valutazioni appaiono interessanti, mentre la redditività sottostante sembra ancora sostenibile.
Crediamo che ci sia spazio affinché il Sudafrica continui a sorprendere gli investitori. Vediamo numerose opportunità per migliorare i rendimenti e valutazioni attraenti. Le carenze energetiche del Paese si sono attenuate, il che potrebbe favorire la crescita economica e avere un impatto positivo sugli utili societari.
Prima di tutto, siamo investitori attivi. Abbiamo la libertà di esplorare l’intero universo dei mercati emergenti per individuare valore. Considerata la divergenza tra valutazioni e redditività che spesso si riscontra nei mercati emergenti, avere la flessibilità di spostare il capitale, sfruttare le dislocazioni e cogliere opportunità in diversi mercati può essere estremamente vantaggioso.
Siamo anche investitori di lungo termine, il che ci consente di trarre vantaggio dalla volatilità, una caratteristica distintiva di questa asset class. Le azioni dei mercati emergenti tendono a reagire in modo eccessivo agli shock esterni e queste oscillazioni di volatilità rappresentano per noi, in quanto investitori di lungo periodo, un’opportunità per sfruttare momenti di irrazionalità di breve termine.
Dal 2009 seguiamo un processo di investimento coerente e replicabile, basato su tre principi fondamentali: rendimento sul capitale, valutazioni e allineamento con gli azionisti. In pratica, ci concentriamo sull’individuare società capaci di migliorare o mantenere il proprio rendimento sul capitale, i cui ritorni futuri risultino sottovalutati e i cui interessi siano pienamente allineati a quelli degli azionisti.
Una caratteristica distintiva, che riteniamo particolarmente adatta alla natura volatile degli investimenti nei mercati emergenti, è la nostra attenzione alla costruzione di un portafoglio bilanciato. Investiamo in quattro tipologie distinte di società, ciascuna con caratteristiche diverse, con l’obiettivo di garantire performance costanti in differenti condizioni di mercato.
In quanto investitori disciplinati con un orizzonte di lungo termine, riteniamo che la nostra strategia bottom-up, focalizzata sulle valutazioni, rappresenti un approccio distintivo agli investimenti nei mercati emergenti, capace di cogliere con successo le diverse opportunità di lungo periodo che questa asset class offre.
Il valore degli investimenti è destinato ad oscillare. Questo determina il movimento al rialzo o al ribasso dei prezzi e la possibilità che non si riesca a recuperare l'ammontare inizialmente investito. Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri. Le opinioni espresse in questa pagina non sono da intendersi come raccomandazioni, consigli o previsioni e non devono essere considerate una raccomandazione all'acquisto o alla vendita di un particolare titolo.